
All’asilo, un adulto in camice aiuta i bambini a indossare il loro cappotto, prepara la pittura, accompagna ai bagni. Questo adulto è l’ATSEM, agente territoriale specializzato nelle scuole materne. Ma la sua presenza in classe è garantita dalla legge, o dipende dalla buona volontà del comune? La risposta si trova in un testo normativo antico, la cui interpretazione varia ancora oggi a seconda dei comuni.
Articolo R. 412-127 del codice dei comuni: il testo che fonda l’obbligo

Il fondamento normativo risale al 16 maggio 1981. L’articolo R. 412-127 del codice dei comuni prevede che un ATSEM sia assegnato a ogni classe materna. Il termine utilizzato è chiaro: “ogni classe materna deve beneficiare” di questo agente.
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Questo testo non specifica né il volume orario, né la distribuzione durante la giornata. Stabilisce un principio, non un programma. È questa imprecisione che apre la porta alle interpretazioni locali.
Concretamente, la questione della presenza obbligatoria di un ATSEM in classe si pone ogni anno in comuni dove le risorse umane sono limitate. Alcuni comuni assegnano un ATSEM solo al mattino. Altri lo condividono tra due classi. Il testo non lo vieta esplicitamente, il che crea un’ombra persistente.
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Classi infantili e classi materne: una distinzione sfocata che crea problemi

Potresti aver sentito parlare di “classi infantili” senza sapere cosa le distingua dalle classi materne classiche. Di fatto, una classe infantile accoglie bambini della materna all’interno di una scuola elementare, spesso in contesti rurali, quando gli effettivi non giustificano una scuola materna separata.
Il problema è che l’articolo R. 412-127 menziona le “classi materne” senza nominare le “classi infantili”. Questa omissione porta alcuni comuni a considerare che l’obbligo non si applichi a queste classi miste.
La questione è stata sollevata al Senato da Bernard Buis, in una domanda scritta pubblicata il 28 novembre 2024. Il senatore della Drôme chiede esplicitamente al ministro dell’istruzione nazionale di chiarire se le classi infantili debbano beneficiare di un ATSEM allo stesso modo delle classi materne. La sua iniziativa sottolinea che nelle zone rurali, bambini dai tre ai cinque anni si trovano talvolta senza ATSEM, a causa di un quadro giuridico poco chiaro.
Perché questa distinzione persiste
Il codice dei comuni non è stato riformato su questo punto dal 1981. I testi successivi (circolari, risposte ministeriali) non hanno preso una posizione vincolante. Ogni comune interpreta il testo in base alle proprie risorse e alla propria lettura giuridica.
Un direttore di scuola in zona rurale che richiede un ATSEM per la sua classe infantile può incontrare un rifiuto motivato da questa ambiguità testuale. L’insegnante si trova quindi solo di fronte a una ventina di bambini dai tre ai sei anni, senza aiuto per le attività quotidiane.
Tempo di presenza dell’ATSEM: cosa non dice la normativa
Anche quando un ATSEM è effettivamente assegnato a una classe, nulla nel testo garantisce che rimanga lì per tutta la giornata. All’Assemblea nazionale, una domanda scritta di Daniel Labaronne (domanda n° 904, 16ª legislatura, pubblicata nel 2023) interroga il ministro sul tempo di presenza richiesto degli ATSEM in classe.
La realtà sul campo varia notevolmente:
- Alcuni comuni assicurano un ATSEM a tempo pieno durante il tempo scolastico, mattina e pomeriggio.
- Altri limitano la presenza alle mattinate, ritenendo che il pomeriggio rientri in un altro funzionamento (pennichetta sorvegliata da un agente non qualificato, ad esempio).
- Nei piccoli comuni, un stesso ATSEM può essere condiviso tra due, se non tre classi, riducendo la sua presenza effettiva in ciascuna.
Il rapporto dell’Ispezione generale di luglio 2017 sulle missioni degli ATSEM nota che quasi 50.000 agenti operano nelle classi materne o infantili, con circa 5.000 “in funzione” che non possiedono sempre il CAP Infanzia. Questa realtà riflette disparità significative tra comuni ben dotati e territori sotto pressione di bilancio.
Ruolo pedagogico dell’ATSEM: molto più di un agente di pulizia
Gli ATSEM sono stati a lungo percepiti come “donne di servizio”, limitate alla pulizia e all’igiene. Questa visione è superata da anni. Il rapporto del 2017 dell’Ispezione generale sottolinea che le loro missioni rientrano “sempre più nel campo educativo”.
In pratica, un ATSEM prepara il materiale didattico, accompagna i laboratori in piccoli gruppi, aiuta un bambino in difficoltà a completare un’attività. Senze ATSEM, l’insegnante non può dividere i laboratori né personalizzare l’accompagnamento dei più giovani.
Un bisogno rafforzato dai futuri programmi 2026
I nuovi programmi di materna previsti per il 2026 integrano riferimenti per età e l’educazione alla vita affettiva e relazionale. Questo tipo di approccio presuppone un accompagnamento rafforzato, con più momenti in piccoli gruppi e interazioni individualizzate.
Queste orientamenti rendono la presenza di un secondo adulto qualificato ancora più necessaria. Un insegnante solo di fronte a 25 bambini della sezione piccola non può condurre un laboratorio sulle emozioni mentre supervisiona il resto del gruppo.
Cosa fare quando il comune rifiuta di assegnare un ATSEM
La situazione esiste ed è tutt’altro che rara. L’insegnante o il direttore di scuola può segnalare la mancanza all’ispettore dell’istruzione nazionale (IEN). Questi può intervenire presso il comune, ma non ha potere vincolante sulle decisioni municipali in materia di personale territoriale.
I ricorsi possibili per i team di insegnamento:
- Rivolgersi all’IEN per iscritto ricordando l’articolo R. 412-127 e descrivendo l’impatto concreto sulla classe.
- Allertare i rappresentanti dei genitori, che possono interpellare il consiglio comunale.
- Richiedere un arbitrato al Difensore dei diritti se la situazione compromette la sicurezza o l’uguaglianza di accesso al servizio pubblico educativo.
La legge impone un ATSEM per classe materna, ma non prevede alcuna sanzione in caso di mancato rispetto. Questo è il paradosso centrale di questa normativa: l’obbligo esiste sulla carta, ma la sua applicazione dipende dalla volontà politica e dalle finanze di ogni comune. Finché il legislatore non chiarirà il perimetro esatto di questo obbligo (classi infantili, durata della presenza, sanzioni), le disparità tra territori continueranno a pesare sulla vita quotidiana degli insegnanti e dei bambini.